Contraddizione e verità
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postato da ghismunda [04/02/2010 18:09]
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montenegro:
Ho finito proprio stasera di leggere "Dall'ombra alla luce". Devo fare i miei complimenti all'autore. Particolarmente belle sono le parti in cui descrive i momenti della sua infanzia e dell'adolescenza, della semplicità di quei momenti. Olre a descrivere la sua vita, sono anche un valido esempio per descrivere un po' quella che è la sua generazione, e che è anche quella dei miei genitori; la generazione in cui forse i sogni erano ancora "realizzabili", in cui la vita offriva poco (rispetto ad oggi), ma quel poco che dava lo si apprezzava tutto, la generazione con gli "attributi", in cui erano pochi coloro che non avevano le idee chiare sul futuro, forse proprio perchè, a differenza di oggi, erano poche le possibilità, e quindi si riusciva a scegliere facilmente una strada... la generazione dei sacrifici, in cui era relativamente facile costruire e costruirsi una vita... la bella generazione!
Quanto diversa e distante dalla nostra! Noi abbiamo tutto, forse troppo!..oggi tutto sembra possibile!... ma è solo un illusione: la vita che ci si presenta è dura! i tempi sono duri!... bisognerà darci molto da fare e credo non sarà facile! Tornando al libro e al fatto che avrebbe scelto di diventare professore per puro caso, cioè facendo un corso abilitante, e scegliendolo all'alternativa di diventare segretario comunale... pensavo invece fosse stata una sua innata "passione", se così si può dire, quella di fare il professore! ... beh, a mio parere l'ho avuto come insegnante - e anche a suo, come ha scritto nel libro, è stata la migliore scelta. E' stato veramente molto più di un professore, e come io e molti dei miei compagni sosteniamo, un maestro di vita!... un esempio di vita! e lo ringrazio per tutti gli insegnamenti che ci ha dato! Le sue amicizie, il suo attaccamento alla famiglia, alla grandissima famiglia composta da tutti i suoi parenti,i suoi percorsi, la commozione che le ultime righe mi ha lasciato, sono veramente l'esempio di una bella vita! montenegro vai al post
giulia:
Riconoscimenti
Non è facile "maneggiare" una sostanza incandescente qual è il proprio vissuto, soprattutto quando ci si accosta al nucleo primario, quello della famiglia e degli amici. Lanfranco è riuscito a parlarne con estrema delicatezza e giusto distacco, spesso "scrostandone l'antica ruggine e restituendoli a una lettura più aderente alla realtà". Nella costruzione dell'opera è stato facilitato da inclinazioni ereditate: il gusto per il racconto della madre e la cura nnel conservare le tracce e le tappe (lettere, foto, certificati, ricevute...) del "mestiere di vivere" del padre. Modi diversi di custodire e salvare la memoria per chi vorrà raccoglierla. Ma se di queste non può vantare alcun merito, sicuramente gli vanno riconosciuti tenacia e coraggio nell'esercizio dell'intelligenza dei fatti e delle persone a cui si accosta sempre con rispetto e sensibilità. E puntuali capacità di fondere e disarticolare, allontanarsi e riprendere le fila per chiudere ogni volta il cerchio. Per essere alla sua prima prova, riteniamo sia stato bravo. Con ammirazione giulia vai al post
Ghismunda:
"Scrivo per deriva, per dislocamento, scrivo da un interstizio". Uno dei luoghi più affascinanti di questo senso di extralocalità presente nei racconti è la metropolitana parigina. Parigi, patria anch'essa insieme a Buenos Aires.
Un lettore passivo dopo due pagine chiude Cortàzar e trova altro da fare. I racconti migliori per lui sono "agglutinanti di una realtà infinitamente più vasta di quella del loro semplice aneddoto"; sono una calamita che attrae nel lettore "sveglio" un'immensa quantità di concetti, intravisioni, sentimenti e perfino idee che galleggiavano solo virtualmente nella sua memoria e nella sua sensibilità, costringendolo ad uscire da se stesso. Un lettore di Cortàzar ha sempre vent'anni. vai al post
limofi:
Chissà se John Carpenter ha mai letto Julio Cortàzar.
Da quello che scrivi, Ghismunda, il suo "Bestiario" è un assalto alle certezze cartesiane e ci offre la libertà di violare le norme codificate della scrittura. Sembra che rappresenti per la prosa spagnola quello che l'Ulisse è per la prosa inglese. E chi di noi non vorrebbe intrufolarsi in quegli interstizi della città dove si annida un'altra realtà, ludica e terribile, magica, barbara e cerimoniale che solo i nostri paraocchi razionalistici ci impediscono di vedere? Ma da quello che dici, Ghismunda, sembra quasi che l'autore cerchi un lettore complice e non passivo, un lettore con l'inventiva necessaria a scoprire da sè i fili che uniscono le varie parti del libro. Le immagini isolate, i personaggi appena suggeriti, le citazioni apparentemente eterogenee. La mia prima impressione, da quello che scrivi, è che quello di Cortàzar è un universo caotico, browniano, in cui vorticano humor e tragedia, audacia intellettuale e gioco sfrenato, fisica quantistica e Vedanta, jazz e Schuman, sogno e veglia, ragione e follia, storia e immaginazione. Chissà se, inoltrandomi in questo labirinto, riuscisse a compiersi il miracolo di riportarmi ai miei vent'anni trascorsi ormai da ottanta! Per scoprire tutto e vedere tutto, per la prima volta. Con la capacità di mettersi sempre in gioco, con una fedeltà a se stesso e un gusto della sfida. vai al post |
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postato da ghismunda [04/02/2010 18:09]
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postato da ghismunda [10/06/2009 23:29]
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Quarant'anni fa usciva a Parigi, per i tipi di "Les Editions du Seuil", e quasi in contemporanea in Italia, un'opera che ha fatto epoca.
"Le hasard et la nécessité" (Il caso e la necessità. Saggio sulla filosofia naturale della biologia contemporanea.) scritto da Jacques Monod (1910 - 1976).
Monod scriveva che le alterazioni del Dna sono accidentali, avvengono a caso. E quindi il caso è all'origine di ogni "novità" e di ogni creazione nella biosfera.
Cosa ben diversa dal "caso" di Democrito e Leucippo. Essi riguardavano il caso come una legge che informa la materia. E questa legge, pur non essendo teleologica, non poteva che essere il risultato di un principio costitutivo.
Diciamo che il "caso" dei greci era un pò meno "caso" di quello di Monod.
André Malraux nelle sue "Anti-mémoires" afferma:
"Il XXI secolo sarà religioso o non sarà".
Con religioso, Malraux, intendeva una nuova disposizione d'animo a provare stupore davanti al mistero della diversità.
Niels Bohr direbbe "della complementarità". In meccanica quantistica, infatti, il fotone, la particella elementare della luce, può essere sia un'onda che un corpuscolo.
Questa sarebbe un'antinomia.
Ma solo per chi non si apre alla "vita".
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