Una nuova Lepanto
Primo piano 29 Dicembre 2009
La pioggia incessante di questi giorni mi sembra il commiato lacrimoso a quest’annus horribilis che è stato il 2009. E la fine mi sembra coerente con tutto il resto. Sul piano nazionale, i media, il Tg 1 in particolare, mettendo insieme strumentalmente capre e cavoli o facendo, se preferite, di tutta l’erba un fascio, accomunano premier e papa come vittime sacrificali del clima di odio, politico e naturalmente comunista, che minaccia, per invidia e cattiveria innate, un partito dell’amore tutto dedito, invece, al bene pubblico e all’armonia universale; sul piano internazionale si allunga l’ombra del terrorismo islamico, a cui, nel paese della Lega, si risponde puntualmente, in un copione già visto e sentito, con le armi, metaforiche e possibilmente reali, dell’odio (ma questo non intacca il partito dell’amore?) e della crociata. La Padania oggi propone di tornare a Lepanto e auspica nel mollaccione Ratzinger un redivivo Pio V, capace di aggregare, come già nel 1571(!), una Lega "santa" contro il comune nemico.
Non soltanto senso del ridicolo. Stavolta i consueti deliri e sproloqui padani hanno suscitato in me anche inquietudine e "risentimento" storiografico. A monte della prima c’è forse l’influenza del libro che sto leggendo in questi giorni: "Milošević s’era messo a portare in giro le spoglie del principe Lazar come un becchino impazzito e Tudjman voleva cambiare i menu dei ristoranti, la segnaletica stradale…". In "Venuto al mondo", Margaret Mazzantini mostra a sufficienza cosa accade (così vicino a noi e nemmeno tanto tempo fa) quando la storia viene usata a scopo propagandistico e ideologico. Ma più forte è stato il "risentimento" storiografico. La Padania, in prima pagina, auspica una nuova Lepanto perché ebbe il merito di "fermare l’ondata islamica in Occidente". Niente di più falso. Raramente nella storia si è verificato un evento altrettanto celebrato e glorificato quanto ininfluente sul piano concreto, come la battaglia di Lepanto. Fu essenzialmente un’operazione di "immagine", che tuttavia costò migliaia e migliaia di morti, di cui la Chiesa della Controriforma aveva bisogno, per rilanciarsi, in un’Europa spaccata dalla Riforma protestante, come baluardo della cristianità. A Cipro veneziani e turchi ottomani si contendevano il possesso dell’isola. Pio V riuscì a trascinare nella crociata vittoriosa contro i turchi la poderosa flotta spagnola di Filippo II, sovrano cattolicissimo, impegnato su tutti i fronti europei (Inghilterra, Francia, Paesi Bassi…), in cui fossero in gioco interessi politico-economici e, mix inestricabile, salvaguardia dell’unica vera fede. Lepanto, all’entrata del Golfo di Corinto, fu il suo unico successo, che non arrestò, anzi accelerò, l’inevitabile decadenza di uno Stato come la Spagna (e dei suoi domini italiani) che sperperava all’estero ogni entrata coloniale e fiscale nel perseguimento di destini di grandezza. La vittoria, propagandata come la più grande della Cristianità contro l’Islam e celebrata da pittori e poeti cortigiani, non cambiò nulla nello scacchiere politico: nel 1573 Cipro cadde ugualmente in mano dei turchi, che ricostruirono la loro flotta; addirittura nel 1574 presero Tunisi, a completamento di un dominio politico-territoriale che era partito, già dal 1551, con la presa di Tripoli. Il tutto mentre proseguiva indisturbata la loro pressione sui tradizionali fronti balcanico e persiano. Forse la pirateria musulmana nel Mediterraneo, come rilevano alcuni libri di storia, subì una parziale battuta d’arresto, ma a tutto vantaggio della pirateria cristiana, altrettanto e forse più devastante (assaliva chiunque solcasse il mare, cristiano o musulmano che fosse) e della quale non si parla mai. Come a dire, dalla padella alla brace.
L’antiterrorismo domestico in salsa leghista non solo è stupido e pericoloso. E’ ignorante.
Un buon 2010 da Ghismunda. Nonostante tutto.


29 Dicembre 2009 alle 22:42
Ignoranti come delle bestie. Direbbe un occidentale.
Un orientale, invece, non sarebbe così offensivo.
L’ “essere come” è l’espressione dell’irrealtà.
Non è l’essere reale, ma come un come-essere, un quasi-essere: è l’irrealtà come tale.
Metaforizzando avviene che l’ignorante cessi di essere realmente ignorante e la bestia cessi di essere realmente bestia. Le due realtà identificandosi nella metafora, cozzano l’un l’altra, si annullano reciprocamente, si neutralizzano, si smaterializzano. La metafora diviene la bomba atomica mentale.
Il risultato è quella cosa meravigliosa che viene definita irrealtà. Facendo cozzare e annullare le realtà, otteniamo prodigiose figure che non esistono in nessun luogo del mondo.
Ma gli indù hanno trovato la soluzione. Peccato che siano extra-comunitari!
Nei “Veda”, i testi più antichi dell’umanità, la metafora non si esprime dicendo che “una cosa è come un’altra”, ma attraverso la negazione.
E’ in ciò che consiste veramente che due realtà si neghino mutuamente, che si distruggano, perché riesca a prodursi l’irrealtà.
Così, gli indù, non dicono “forte come un leone”, ma “è un uomo forte ma NON è un leone”. E per dire “carattere duro come una roccia”, dicono “é duro ma NON è una roccia”.
Oppure “quelli della lega sono ignoranti ma NON sono delle bestie”.
E così rendono contente anche le bestie.
30 Dicembre 2009 alle 14:33
Quante cose non si sanno e davvero quanta ignoranza che diventa arroganza e presunzione, quindi pericolosa, molto pericolosa.
Nonostante tutto, buon anno
3 Gennaio 2010 alle 22:15
Mi fa piacere leggere qualcosa che smaschera l’ipocrisia e l’ignoranza diffusa… figurati che a Venezia, il giorno dell’anniversario della battaglia di Lepanto, c’è un gruppetto in costume che si raduna davanti alla casa del “Capitano da mar” per celebrare la vittoria… costoro rappresentano ovviamente una nota di folklore locale ma, purtroppo, la capacità di riflettere sulla storia è piuttosto rara… Auguri per il nuovo anno.