Pazzi d?amore

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C?è tutto. C?è la vita dentro. Davvero difficile decidere da che parte cominciare.
Dall?inizio? Ma non c?è un vero inizio, solo la continuazione dell?eterna vicenda umana.
Da un episodio? Ma non ce n?è uno più importante di un altro.
Dalla fine? Ma la storia non finisce, si arrotola su se stessa, s?ingarbuglia, s?infittisce, si dipana, si scioglie e s?intreccia di nuovo sotto i capricci del Caso, vero ed unico signore del mondo e degli uomini.
Perché la vita non è un percorso rettilineo ed ordinato: è un labirinto, senza direzioni, dove c?è sempre un bivio ad aspettarci, una strada in due si dipartiva: di qua, di là, di su, di giù, non fa differenza. Ci muoviamo per vani sentieri, palazzi incantati, tra miraggi ed apparizioni, magie e specchi illusori, che ci fanno vedere quello che in realtà vorremmo vedere, ma che non è detto esista veramente, tutti cercando il van, presi da un nuovo e disusato inganno.

Poi c?è l?amore.
Quanto più lo si insegue con volontà e determinazione, tanto più sfugge. Invece, quando meno te l?aspetti, quando hai quasi rinunciato, come a cosa che appartiene forse ad altri, ma non a te, ecco che ti sorprende, che ti cambia, entrando per disusate porte e da dura e fredda più d?una colonna, perché non ti par ch?alcun sia di te degno, ti senti arder e di disio morir. Incurante di cavalieri, sovrani e paladini ai tuoi piedi, t?innamori di chi non ha fatto nulla per conquistarti. E rotto ogni freno di vergogna, la lingua non men che gli occhi arditi, riconosci e confessi, a te e all?altro, la novità del tuo cuore.
E chi aveva in animo sol di cogliere la fresca e matutina rosa, pensando ch?a donna non si può far cosa/ che più soave e più piacevol sia,/ ancor che se ne mostri disdegnosa; chi va in cerca solo di quel piacer ch?ogni amator più brama, pregustando dolci assalti, quando s?accorge che un altro è arrivato a côrre il frutto, viene preso da un duol che tutti gli altri passa. E impazzisce, diventa ?furioso?, ma non d?amore, come comunemente si direbbe, nemmeno di gelosia. Solo di orgoglio ferito.
Ma anche senza furia distruttrice, l?amore è comunque una cosa da pazzi:
quel che l?uom vede, Amor gli fa invisibile,/ e l?invisibil fa vedere Amore.
Si perde il senno, per amore, e bisogna andare fin sulla Luna a recuperarlo, in quel vallone dove si ammassa tutto quello che sulla terra si perde, anche le lacrime e i sospiri degli amanti, i vani disegni e i vani desideri degli uomini quaggiù.
D?altra parte:
quale è di pazzia segno più espresso/ che, per altri voler, perder se stesso?

Tra i tanti falsi illusionismi e illusionisti che circolano di questi tempi, forse non è male andarsi a rileggere un classico che dell?illusione, quella nobile e vera, fa l?oggetto principale del narrare e magari comprarsi l?Orlando Furioso che esce domani con Repubblica. Evasione? Fuga dalla realtà? E anche se fosse? ?Ariosto ? scrive oggi Giuseppe Leonelli – è davvero il poeta dell´armonia. Ma, ci chiediamo, quell´armonia appartiene al mondo o solo all´Orlando furioso? Il poeta riflette nel suo poema una scintilla radiosa dello splendore dell´universo o, come il Mago Atlante, ha costruito l´opera in forma di palazzo incantato in cui attirare, nascondere e proteggere il lettore da una realtà che, aldilà dell´illusione rinascimentale, è già quella “effettuale” del Machiavelli? Qual è il vero significato del sorriso di Ariosto??

I pazzi, gli innamorati e i poeti

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Si pensa comunemente che registri contabili e fatture non possano andar d?accordo con la poesia. Che questa non possa nascere in mezzo a numeri e cifre. Ma a parte il fatto che matematica e poesia hanno molte più affinità di quanto si creda: entrambe non sono forse un?interpretazione del mondo, non sono forse una creazione tutta umana? Entrambe non hanno forse in comune l?armonia, il ritmo, l?equilibrio, la musica? A parte questo, dicevo, ci sono fatti, presenti e passati, a convincermi che dietro un ragioniere può nascondersi un poeta.

Penso a Montale, diplomatosi ragioniere non senza incertezze e difficoltà. Al suo rifiuto dei luoghi comuni della poesia e di ogni aulicità?

?Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni?
.

Penso a Penna, diplomatosi ragioniere nella scuola dove insegno. Alla sua poesia fatta di solitudine e amore, di mare, campagne, rive dei fiumi, ma anche di osterie, periferie, viuzze, piazzette, taverne?

?Le nere scale della mia taverna
tu discendi tutto intriso di vento.
I bei capelli caduti tu hai
sugli occhi vivi in un mio firmamento
remoto.

Nella fumosa taverna
ora è l’odore del porto e del vento.
Libero vento che modella i corpi
e muove il passo ai bianchi marinai?
.

Penso all?oggi. A Carlo, diplomatosi ragioniere nella stessa scuola dove insegna. Che è poi anche la mia. Dallo scrigno del suo cuore riservato sono usciti versi come questi. Versi premiati, versi belli:

?L?anima divorerà il tramonto
nel suo rossore ingannevole,
come il sole seguirà la luce
nella sacra legge del ritorno.

Così ritornerai tra le oscure
e luminose febbri adolescenti,
bianco il tuo taccuino da viaggio,
chiaro labirinto il mondo?
.

Infine penso a Roberto. Un incontro fugace il nostro. Io entro a scuola fresca di nomina. Lui esce fresco di diploma. Di ragioniere. Dopo tanti anni, mi viene a trovare. Gli occhi che brillano. E? felice, si vede. Cosa fai, gli chiedo. L?attore, risponde. E senza pensarci su, in mezzo al soggiorno di casa mia, mi fa un regalo. Diventa Teseo:

?Amanti e pazzi hanno un cervello così fervido,
una fantasia così fertile, che concepiscono
più di quanto la fredda ragione possa comprendere.
Il lunatico, l?amante e il poeta
sono tutti fatti di immaginazione:
l?uno vede più diavoli di quanti l?inferno ne contenga ?
e questo è il pazzo; l?amante, altrettanto frenetico,
scorge la bellezza di Elena in un volto di zingara;
l?occhio del poeta, mosso da una sublime frenesia,
si volge dal cielo alla terra, e dalla terra al cielo,
e come l?immaginazione dà corpo alle figure
di cose sconosciute, così la penna del poeta
le viene modellando, e dà a un aereo nulla
una casa in cui vivere ed un nome?.
(Sogno di una notte di mezz?estate)

Con la sua bellissima voce, mi rende consapevole di quello che sapevo già. Che gli innamorati sono come i pazzi: con la loro accesa fantasia e sensibilità vedono quello che gli altri non vedono. Sentono quello che gli altri non sentono. Il poeta, che è come loro, gli presta le parole. E gli trova una casa.
E? vero, altroché se è vero.


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